Storia di Lisa. Quando non è solo Dislessia.

Lisa è arrivata nel 2010, frequentava la seconda media.

La sua mamma ci disse che lei era svogliata, che non si impegnava… però siccome aveva un buon carattere e non disturbava, allora a scuola gli insegnanti avevano fatto di tutto per aiutarla e promuoverla dalla classe prima alla classe seconda, per non farle perdere il contatto con i compagni di classe.

Infatti, Lisa era seguita da una Psicologa a causa di problemi legati all’emotività, il rapporto con se stessa e con gli altri. La Dottoressa aveva detto di evitare la bocciatura a Lisa, pensava che la sua autostima ne avrebbe risentito. Purtroppo, però, anche essere in seconda media e avere una preparazione insufficiente non stava facendo molto bene all’autostima di Lisa.
La mamma era molto confusa sul da farsi, giustamente. Allora proposi di iniziare un affiancamento per i compiti, riservandomi in cuor mio di capire meglio entro un mesetto.
Lisa arrivò puntuale alla nostra prima lezione di Italiano. Era una bella ragazzina di 12 anni e mezzo, che mi guardava un po’ intimorita con i suoi occhioni scuri. Aveva da fare un testo di Antologia, una lettura tratta da un libro.
Cominciò a leggere ed io cominciai a capire… leggeva lenta lenta, senza intonazione, inciampando tra le lettere. Allora pensai: “Leggo io, così ascolta e fa meno fatica” e così feci. Lisa mi ascoltava e quando mi interrompevo per chiederle se conosceva i significati delle parole, lei provava ad indovinare. Il suo vocabolario era piccolo piccolo.
Dopo aver letto, le feci oralmente le domande che il suo libro proponeva per iscritto. Ma Lisa non riusciva a rispondere. Nonostante avesse apparentemente seguito, la ragazzina non aveva compreso il senso del testo. Né provò ad inventare qualcosa. Con l’aria di chi è rassegnata a rispondere sempre alla stessa maniera, Lisa mi spiegò: “Io ti ho ascoltato, ma non so dov’ero con la testa…”.

Prima di arrenderci, presso il nostro Centro ci prendiamo sempre un po’ di tempo. Prima di inviare una famiglia per una valutazione neuropsicologica, bisogna fare dei tentativi. Ma quando i ragazzi sono grandini (e alle medie, lo sono), non possiamo nemmeno aspettare troppo: ogni giorno di scuola è perduto, ogni verifica è più difficile, ogni interrogazione più umiliante… Così decidemmo con la mamma di procedere con un doposcuola quotidiano, per aiutare Lisa in tutto, leggendo al posto suo, scrivendo al posto suo, registrando le lezioni, facendo schemi… mancava solo l’idea di andare a scuola al posto suo! La mamma ci dette l’assenso ed iniziammo.
Ma arrivò una telefonata, molto importante e significativa. Mi chiamò dopo pochi giorni (forse due settimane) la Professoressa di Italiano e Storia, che aveva avuto il numero dalla mamma. Mi chiese se fosse vero che Lisa stava ricevendo aiuto didattico individualizzato, perché alle interrogazioni programmate per agevolarla, la ragazzina non aveva saputo rispondere nulla e aveva pianto.
Dunque parlammo un po’ e io feci presente all’insegnante che avevo notato problemi di lettura, scrittura, comprensione del testo, memoria, calcolo… le chiesi se loro avevano una qualche idea sul da farsi, lei mi rispose che la Psicologa aveva parlato di traumi emotivi nella prima infanzia e che questo era tutto ciò che si poteva sapere. L’insegnante mi chiese cosa pensavo di una eventuale bocciatura e di un sostegno per l’anno prossimo. Io non risposi subito, dissi che era una questione che avrei trattato con i genitori e la Psicologa. Al termine della telefonata pensai che fosse necessaria una valutazione neuro psicologica, ma mi sembrò corretto chiamare la Psicologa di Lisa.
Spiegai alla mamma che avevo bisogno di sentire la Dottoressa e la Signora mi diede subito il numero, così chiamai. La Psicologa non aveva intenzione di inviare la famiglia per una valutazione neuropsicologica, perché secondo lei il problema era emotivo. Io le spiegai che magari il problema era così grave da incidere dal punto di vista cognitivo ed aver creato un mal funzionamento, oppure che Lisa poteva avere un lieve ritardo cognitivo, o un DSA, e per questo falliva a scuola. Senza un approfondimento come avrebbe potuto affrontare la scuola, nel presente e nel futuro? Perché non avere l’umiltà di ammettere che né io né lei avremmo potuto aiutare Lisa senza una valutazione ad ampio raggio?
Così spiegai alla mamma le mie perplessità. Lei e il marito ci avevano già pensato. Dopo il nostro colloquio, nel quale spiegai la procedura per richiedere una visita neuropsicologica in una struttura ospedaliera molto nota a Milano, i genitori di Lisa presero appuntamento. La visita fu prenotata per maggio e a giugno arrivò la diagnosi: Dislessia e Discalculia di grado severo con associato Deficit dell’Attenzione (ADHD).

La situazione era seria, Lisa dovette iniziare un percorso di trattamento per l’ADHD molto impegnativo, ma che ha dato buoni frutti. Ha ripetuto la seconda media l’anno dopo, con il sostegno a scuola dovuto alla presenza di ADHD, il che ha significato obiettivi ridimensionati, valutazioni adeguate al suo profilo ed un atteggiamento di grande disponibilità da parte degli insegnanti (che a dire il vero erano stati molto comprensivi e affettuosi sin dall’inizio).
Noi abbiamo visto Lisa rifiorire in pochi mesi. Innanzi tutto, adesso sapeva di non essere “pigra” e poi curare l’ADHD è molto importante… Lisa aveva sempre sentito di non poter fare affidamento sulla propria mente, qualcosa le sfuggiva sempre, la sua memoria la tradiva e nulla le sembrava davvero chiaro.
Con le cure mediche, invece, Lisa c’era, era perfettamente presente e le piaceva imparare… certo con la Dislessia e la Discalculia unite all’ADHD… aveva proprio tutte le difficoltà possibili ma… nulla è insormontabile per chi ritrova se stesso dopo tanta fatica.

La mamma e il papà di Lisa furono contenti di capire e di poter aiutare la propria figlia.
Oggi Lisa frequenta il primo anno di Liceo Chimico Biologico. Non ha il sostegno, non è stato più richiesto… Ha sette in Chimica. Ma chi l’avrebbe detto…

 


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