F.A.Q. - Le domande che tutti si pongono

1.    E’ possibile essere discalculici ma non dislessici e viceversa?
Si è possibile. Non sempre i due disturbi si presentano insieme, anche se la discalculia si presenta più spesso associata con altri Disturbi Specifici dell’ Apprendimento.

2.    Se mio figlio sa le tabelline in quarta elementare, significa che non può essere disalculico?
No, non è detto. Non sempre il bambino con discalculia non impara le tabelline. Può averle imparate, ma le richiama alla memoria lentamente e si stanca molto. Se il bambino sembra in difficoltà con la Matematica, vi sembra stanco quando si esercita e non ottiene risultati proporzionati agli sforzi, una valutazione psicodiagnostica potrà aiutare a fare luce sul problema.

3.    Chi deve compilare il PDP (Piano Didattico Personalizzato)?
Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) deve essere compilato collegialmente dagli insegnanti, in base alla Diagnosi disponibile ed alle osservazioni svolte in classe riguardo all’alunno. Una volta compilato, il PDP deve essere firmato dai genitori (o da chi ne fa le veci), i quali possono chiedere la consulenza da parte di chi ha rilasciato la Diagnosi o di altri esperti nel settore didattico.

4.    E’ vero che i Disturbi Specifici dell’ Apprendimento sono ereditari?
Sì, possono essere ereditari, ma non sempre è così. Infatti, i DSA hanno una base neurobiologica, o meglio derivano da un funzionamento neurobiologico specifico (dislessici, insomma, si nasce) e si trasmettono geneticamente. Tuttavia, la familiarità con i DSA non è sempre accertata. Vi sono numerosi casi in cui il figlio dislessico è il primo componente della famiglia a presentare questa peculiarità.

5.    Se uno dei figli presenta un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, bisogna sottoporre a Test anche l’altro o gli altri figli?
Non è detto. Ferma restando una possibile familiarità genetica, non è detto che tutti i fratelli e le sorelle presentino il funzionamento DSA ed inoltre i Test vanno eseguiti se si pensa che ciò corrisponda ad una reale esigenza dei bambini. In altre parole, se i figli non hanno problemi a scuola e non vi sono campanelli d’allarme, si può proseguire il percorso scolastico in modo naturale, senza indagare le funzioni cognitive ma restando naturalmente “vigili” e pronti a consultare lo psicologo o il neuropsicologo in caso di dubbio.

6.    La situazione di chi ha un DSA peggiora o migliora con il tempo?
Dipende da una serie di fattori. In linea di massima, la tempestività della Diagnosi è molto importante e può incidere tantissimo sull’evoluzione della storia di uno studente con DSA. Infatti, riconoscere il problema durante i primi anni di scuola Primaria permette un intervento tempestivo sia in ambito riabilitativo – attraverso logopedia, psicomotricità, altri trattamenti – sia in ambito didattico. Anche dal punto di vista psicologico, la Diagnosi evita che vengano fatte richieste troppo rigide all’alunno sia da parte della scuola, sia da parte dei genitori e ciò comporta un miglior vissuto complessivo nella persona. Infine, incide molto la crescita: il bambino man mano che diventa adolescente e poi giovane adulto, se conosce le proprie difficoltà impara a compensarle utilizzando al meglio la propria mente e gli strumenti tecnologici a sua disposizione per studiare.

Se, invece,  la Diagnosi avviene tardivamente, durante gli anni della preadolescenza o addirittura in piena adolescenza, può succedere che il soggetto abbia accumulato stanchezza e disamore verso l’apprendimento, oltre che un basso livello di autostima e ciò influisce negativamente sulla compensazione del disturbo.
E’ anche vero che, quando il disturbo è lieve, con la crescita tende a compensarsi in modo naturale fin quasi a diventare “invisibile”.

In ogni caso, ogni situazione va considerata nella sua unicità, senza aspettarsi che il problema si risolva completamene e in breve tempo: ciò evita eccessive aspettative sullo studente ed interventi troppo massivi e stressanti.

7.    Una persona con DSA ha problemi solo a scuola?
La scuola è sicuramente l’ambiente entro il quale è più significativa la richiesta di letto scrittura, di memorizzazione di materiale astratto, di collegamento tra concetti, oltre alla richiesta di prestazioni intellettuali “a tempo”. La persona con DSA vive questo tipo di richieste, per la loro stessa natura, in maniera particolarmente faticosa. Il linguaggio è sia lo strumento, sia l’oggetto principale della trasmissione del sapere a scuola e questa caratteristica rende gli anni della scolarizzazione i più ardui, in particolare  per chi è dislessico.

Tuttavia, spesso la persona con DSA è particolare anche nell’organizzazione generale del proprio tempo e del materiale e sul lavoro molti adulti possono sperimentare difficoltà nella lettura veloce e nell’ortografia, nei calcoli a mente ed in altre situazioni che richiedano prestazioni automatiche e ripetitive.



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