DISLESSIA E BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI: VERSO UN METODO DIDATTICO CREATIVO

Gli insegnanti si trovano oggi a vivere una profonda complessità all’interno delle proprie classi, in quanto i bisogni e gli stili di apprendimento dei bambini si fanno via via più diversificati.
La legislazione corrente, peraltro, tutela il diritto all’istruzione degli studenti introducendo i concetti di BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI e di INCLUSIONE SCOLASTICA (Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012) a completamento delle leggi sulla disabilità (L.104/92) e sulla dislessia (L.170/2010).

In questo panorama, COSA POSSONO E DEVONO FARE LE INSEGNANTI?

1.    Prendere consapevolezza che il bambino dislessico non ragiona e non può apprendere attraverso gli stessi identici canali dei bambini non dislessici. Il suo sguardo e il suo approccio all’apprendimento sono diversi. Non tenere conto di ciò è come obbligare un mancino ad imparare a  scrivere forzatamente con la mano destra, forzatura inutile, o peggio, dannosa.
2.    Sostenere il pensiero ed il modo di ragionare del bambino dislessico aiutandolo a trovare le soluzioni attraverso processi mentali creativi. Questo metodo implica che l’ERRORE non è più di per sé sinonimo di insuccesso, ma veicolo per scoprire e sperimentare altre soluzioni. “Sbagliando si impara” dovrebbe essere il motto di una scuola che promuove l’automiglioramento. Una didattica quindi esperienziale, soprattutto nell’area scientifica e della produzione linguistica, stimola ed educa il pensiero laterale e creativo.
3.    Sostenere la condivisione e lo scambio di idee, prendendole in considerazione tutte. Non si dovrebbe mai giudicare o “deridere” nemmeno la frase che sembra più “assurda”, ma indirizzare il bambino ad una contestualizzazione di quanto esprime. In questo modo si interiorizzano anche il criterio di pertinenza, la capacità di compiere scelte lessicali, crescendo, sempre più specifiche per ogni disciplina e la capacità di argomentazione.
4.    Sviluppare la capacità di porre domande: la domanda genera CURIOSITA’ e la curiosità è di per sé un buon veicolo per prolungare i tempi di attenzione e concentrazione (che spesso nei bambini con disturbo specifico dell’apprendimento sono brevi rispetto alla norma). Il bambino è curioso per natura e questo è un elemento importante su cui strutturare le attività didattiche. Dal saper attivare questa passione iniziale deriva un’altra componente fondamentale del processo di apprendimento creativo: la costanza nel tempo.
5.    Attuare un approccio integrato tra le diverse discipline: materie come arte, musica, educazione motoria, possono, se ben coordinate all’interno del Piano Didattico Personalizzato, diventare canali molto potenti per l’apprendimento delle altre materie, come la matematica, lo studio della storia, della geografia e delle scienze. Questo approccio consente di mettere in atto la COMBINAZIONE SELETTIVA, ovvero la capacità di collegare informazioni, anche afferenti a campi disciplinari diversi, in modo creativo. La conseguenza di tutto ciò è l’attivazione della CAPACITA’ DI CREARE RELAZIONI fra concetti, abilità indispensabile per la risoluzione dei problemi, la scrittura di testi, lo studio della storia, della chimica…
6.    Utilizzare con costanza le mappe mentali. Queste consentono di fissare le idee e registrarle per poi renderle oggetto di rielaborazioni fino al raggiungimento della competenza prefissata. Le mappe mentali sono lo strumento che meglio si adatta al modo di apprendere del bambino dislessico.
La sfida più difficile quindi ad oggi per le insegnanti è sostenere i particolari talenti dei bambini dislessici, evitando di farli sentire meno dotati degli altri data la loro peculiare difficoltà a leggere o scrivere. La tecnologia in questo senso è un valido sostegno ed è dovere di ogni soggetto educante stare al passo con questi strumenti agevolandone e implementandole l’utilizzo.
Sgravare un bambino dislessico dal calcolo scritto o dalla ripetitività di alcune gesti grazie all’uso costante degli strumenti compensativi, non vuol dire esonerarlo da alcuni apprendimenti o renderlo diverso dal resto della classe, ma dargli la concreta possibilità di accedere alla conoscenza e alle competenze attese attraverso il modo di apprendere più adatto a lui: aprirsi alla creatività per sviluppare al massimo il proprio potenziale.


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